Quizzone Letterario

Chi e Dove?
Autore, Personaggio e pagina del seguente passo. Specificare editore. Si vince un Caffe’ al Sant’Eustachio, Una cena in Enoteca tipica, una batteria di pentole. (Usata, ovviamente.)
 
 
Poi non è che la vita vada come tu te la immagini.
Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada.
Così… Io non è che volevo essere felice, questo no.
Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi.
Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri.
Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente:
il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No.
Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera.
Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito.
Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile:
e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male.
 
E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare,
più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci.
Non si ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare.
Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male
che tu non te lo puoi nemmeno immaginare.
 

Il respiro del Mondo

 
 
«Dammi la mano: ora ti racconterò come sono entrata nell’inespressivo che è sempre stato la mia ricerca cieca e segreta. Come sono entrata in quello che esiste tra il numero uno e il numero due, come ho visto la linea di mistero e di fuoco e che è la linea clandestina. Tra due note musicali esiste una nota, tra due fatti esiste un fatto, tra due granelli di sabbia per quanto uniti esiste un intervallo di spazio, esiste un sentire che sta in mezzo al sentire – negli interstizi della materia primordiale passa la linea di mistero e di fuoco che è il respiro del mondo, e il respiro continuo del mondo è ciò che noi udiamo e chiamiamo silenzio».
Così dice Clarice Lispector (La passione secondo G.H.). Parla di quella zona dell’essere, del sentire, così legata alla vita. Così ne parla: come di un luogo sempre qui. Vicino. Sempre possibile e sempre accanto.
 

Meme, memento, ma non mi pento.

Lettere di ceramica

Rispondo all’invito ricevuto, col buffo nome di Meme, gentilmente propostomi da Mobilis in Mobile.

"Questo è un meme. Questa è una confessione in piena regola. Ogni blogger invitato al meme non può sottrarsi, pena l’anatema.
Bisogna rispondere alle domande sul proprio blog (possibilimente fatemi sapere che avete risposto…) e poi propagare a vostra volta il meme presso i vostri contatti…

Le domande cui rispondere sono:

1.       Perché sono un blogger e come è nato tutto?

2.       Qual è l’intervento di cui mi vergogno?

3.       Qual è invece quello di cui vado fiero?

…"

Se mai riuscissi a finire questo intervento, sappiate che il merito NON e’ di Nando, che mi sta interropendo in continuazione.

Detto questo, cominciamo: perche’ sono una blogger etc.  A dire il vero prima di questo meme non sapevo nemmeno di essere una “blogger”. Vista la pochezza dei miei interventi, penso difatti di non esserlo. Tutto e’ nato per comunicare con alcuni amici in Italia quando ero a Londra, scambiarci foto, qualche pensiero, poche cose insomma. I miei amici, splendide persone che tuttavia hanno piu’ o meno tutti un’ idiosincrasia atavica per il computer e tutte le cose che in generale hanno lucine lampeggianti,  normalmente non postano nulla, non commentano, e manco telefonano.

Vabbe, si telefonano. Ragazzi scherzavo. Niente torte su dai, giocavo. In compenso leggono e guardano le foto volentieri. Quindi ho iniziato. Ho iniziato anche perche’ non tolleravo quella paginetta web vuota e triste con su scritto solo "Enripoppins", e sotto il vuoto (con qualche commentino di questi tizi  dello space: “ IL TUO PROFILO E’ VUOTO. Su dai, completa il tuo profilo! Aggiungi la foto.. ed un album non lo creiamo? E’ la musica preferita no? e dove sei andato ieri …?” e quindi vai a quel paese mi sono messa li e passo passo ho riempito di una serie di inutili e noiosissimi fatti e misfatti l’infame Paginetta Bianca. Ora I commentini di questi tesoretti dello space non ci sono piu’, perche’ non c’e’ piu’ spazio. Li ho praticamente sfrattati. E’ il mio space o no? Allora andatevene.  In compenso, mi inviano le email “ ma questo giochino nuovo ce l hai? Questo lo hai provato? Hai fatto I compiti?hai messo il pigiama sotto il cuscino? Lo sai che col nuovo messenger puoi anche fare il caffe’?. Mi sono arresa. Faccio tutto quello che mi dicono, sperando che un giorno si arrendano loro. Ingenua. Lo so. E’ la disperazione del consumismo che e’ arrivato anche qui con una sua forma ellicoidale e appiccicosa tutta particolare.

Torniamo a meme. Trovo qualcosa di particolarmente narcisistico in questo live space. Mi piace, mi piaccio, ci sono io. E’ il mio spazio pubblico, di cui tuttavia io ho il monopolio.

Ovvero, se un commento non mi piace, lo elimino, con un click.

Lo so, sono una bestia. Abbiate pazienza.

L’intervento di cui mi vergogno. …mmm…In realta’ mi vergogno di tutti gli interventi personali che riguardano la mia vita privata, che appunto, bloggandola, non lo e’ piu’.

Sara’ bisogno di condivisione, infantile necessita’ di urlarle le emozioni, belle e brutte. Cosi’ mi escono fuori dei blog da Puffetta, altri da Bulldog, altri da Enrica, da Enripoppins, altri da me, altri da meme. Insomma, a nudo tutte le personalita’ nevrotiche stile Freud & Co..

Il blog di cui vado fiera e’ in realta’  un intervento sull’Ode all vita di Neruda. Ho rintracciato su un sito francese l’origine di una lettura che veniva attribuita a Neruda, ma che non sembrava sua, ed era omonima di un’altra sua poesia. Il fatto che il sito chiarificatore fosse in francese, che la domada se fosse o meno di Neruda ciccia e riciccia in continuazione per la rete, mi ha reso particolarmente orgogliosa, anche se il link lo aveva trovato prima mio fratello.

Si’ detto, nomino Robert, Diegosan, Barbarella, Anna, Skrokkio, Tanya, Max, Giuseppe, Claudio jedi Spega, e Basta.

Insomma. C’e’ altro? Scusate chiudo che senno’ Nando chi lo sente. Stasera dovrebbe stirare invece perde tempo in chat.

Lo vado a cazziare.

I will not die an unlived life

I Will Not Die An Unlived Life

I will not die an unlived life.

I will not live in fear

of falling or catching fire.

I choose to inhabit my days,

to allow my living to open to me,

to make me less afraid,

more accessible,

to loosen my heart

until it becomes a wing,

a torch, a promise.

I choose to risk my significance;

to live so that which came to me

as seed

goes on to the next as blossom.

And that which came to me as

blossom,

goes on as fruit."
Dawna Markova

 

Atto di coraggio

Qulacuno direbbe che cio’ che ho fatto oggi ha poco senso. Chi mi conosce pero’, sa che io raramente agisco d’istinto, sebbene sia facile che reagisca al dolore con decisioni repentine.

Solo 4 giorni ho passato con lui momenti di grande intensita’, in un posto che esiste forse nelle favole, ma che per noi, era vero.

A volte capita di non credere all’amore degli altri perché chi avrebbe dovuto non ci ha amato come avremmo voluto.” Leggevo.

Io non sono una persona semplice, ma alla mia vita chiedo cose semplici. Un’amore semplice sarebbe bastato. Un compagno per guardare un film, ed insieme fare il pane, preparare la marmellata con le mie amate more. Un compagno per ascoltare un buon CD, condividere un libro, andare in bici, imparare a fotografare.

Mi e’ stato detto, no, non si puo’ fare. Mi e’ stato chiesto di avere pazienza. Mi e’ stato chiesto di avere fiducia. Mi sono state chieste tante cose. Mi sono stati detti tanti grazie, chieste tante scuse, ma l’unica cosa che avrebbe dovuto veramente fare, per tenermi legata a lui, non l’ha fatta. Era semplice, una carezza ho chiesto lui. “Sei ancora il mio soldato?”, non ci credeva piu’ lui, non so lo sapeva piu’, eppure voleva oggi, che ci credessi io. Perche’? Perche’ ha smesso di crederci? Perche’?

Cosi’, con superficialita’, ha fatto scivolare via l’unica occasione che io veramente gli avevo porto, su un piatto d’argento per dimostrarmi il suo amore. Io che non volevo essere amata da nessuno, ho chiesto lui di amarmi. Solo con un piccolo gesto, una parola.

Piccola, piccolissima occasione, col minimo sforzo. Il massimo risultato.

Ma anche quello, era troppo per la sua vita.

Lui se n’e’ dimenticato, in quel momento “ che siamo tutti UOMINI”, con parole sue.

Cosi’, immerso e arrotolato su se stesso, quando ho chiesto lui, per la prima e unica volta, nella nostra storia, un po’ di calore, lui si e’ dimenticato chi ero.

Si e’ dimenticato delle lettere che ci siamo scritti , delle promesse, del cuore che questa bambina un po’ solitaria, con tutta se stessa , gli aveva chiesto di custodire, in Guerra, ed in Pace.

Io sono Enrica, nobile e fiera, orgogliosa e volitiva, forte e terribilmente fragile, sono figlia e madre anche io, di me stessa, ma lui non mi vedeva, vedeva solo la sua di vita, i suoi limiti sui quali non era disposto a compromettere, neanche un po’ di calore.

Proprio quel calore che mancava alla sua vita, che gli veniva negato da anni, a me altrettanto negava.

Ironica la vita, a volte.

Ti dice di amarti la gente, ma non si vede, non ti vede.

Trasparente, di nuovo, ti ritrovi con una bimba per mano che ha gli occhi pieni di lacrime, ed una strada con un bivio che inghiotte.

Io e Chicca siamo persone coraggiose, stasera molto tristi, ma del sentiero, non abbiamo paura.

Sole, senza paura.

C’e una gran tristezza nella parola solitudine.

C’e’ una grande forza nella parola solitudine.

“Ma i piu’ amano per disperdersi..” per dirla alla Herman Hesse.

Mi sono fatta coraggio, e nonostante il dolore dentro, stasera, ho avuto la forza e la determinazione di incoraggiare una persona anche se avrei voluto essere a mille miglia di distanza.

Ignara di tutto, continuava a ripetermi conversando “a Siena, da Siena, Siena e’…”.

Gia’, ironica la vita, a volte.

Erano calci sulle mandibole, demoni armati di ferro e bastoni, ma non ho battuto ciglio. Io e Chicca ci siamo strette la mano forte forte, le lacrime le abbiamo tenute orgogliosamnte dentro. Ero li’ per chiedere a questa persona in difficolta’ di avere il coraggio di essere felice. Ero li per chiedergli di avere fiducia nella sua vita straordinaria, ero li per chiedergli il coraggio di una scelta. Ero li per spiegargli che per amare qualcuno, dobbiamo primaditutto amare profondamente noi stessi. Gli spiegavo che se ci allenassimo ad amare noi stessi, sapremmo quanto costa l’amore, quanto sforzo, quante energie,- che seguono tutte peraltro il secondo principio della termodinamica, a detta di qualcuno…- quanto cuore, determinazione, coerenza ci vogliono per amare un altro essere umano. Ero li per farlo e l’ho fatto con l’unica cosa che avevo, tutta storta, ammaccata, la mia vita.

Un atto di coraggio. Il coraggio di mettere la vita di un’altra persona davanti a tutto, anche a me stessa.

Questa persona e’ andata via con un gran sorriso, il piu’ bel regalo che potessi fare al mio cuore ridotto in piccoli pezzi da puzzle. Un sorriso che ha aiutato a reincollarne un paio. Tornato a casa, mi ha inviato una breve email per ringraziarmi. Ho vinto, stasera, ho coraggiosamente vinto sui miei limiti, ho sfidato la mia oscurita’ fondamentale che voleva farmi credere che la mia vita ammaccata era troppo piccola per farvi entrare il dolore grande, di un’altro essere umano. 

"Ricordati che la vita in questo mondo è limitata. Non permettere nulla di spaventarti. E quanto a voi, demoni, volete far soffrire questo mio discepolo e rischiare così di dover ingoiare una spada dalla punta o abbracciare un grande fuoco, diventando arcinemici di tutti i Budda delle tre esistenze e delle dieci direzioni? Sarebbe terribile per voi! Se curate immediatamente la malattia di quest’uomo e lo proteggerete d’ora in poi, sfuggirete alle sofferenze del mondo di Avichi. Altrimenti la testa vi si romperà in sette pezzi in questa vita, e nella prossima cadrete nell’inferno di incessanti sofferenze."

(SND – La prova del Suta del Loto)

Siamo tutti fragili. Siamo tutti esseri infinitamente, meravigliosamente umani.

 

“A volte capita che la candela non è spenta, e si sente tanto male. “

 

Si sente tanto male. 

Tanto male.

Ma la nostra vita e’ piu’ grande di cosi’. La MIA e’ piu’ grande di cosi’. Io ci credo.

IO CI CREDO.

Avevo dei sogni, li ho ancora.

Non me ne dimentico, non me ne dimentichero’.

" L’inferno ed il Budda si trovano entranbi nel nostro corpo alto 5 piedi", dice il Gosho.

Io costruiro’ con le mie piccole mani, nude e ribelli, la mia felicita’.

Casa. Casa. Casa.

And now, Let’s Shiver.

 

Ode alla vita

L’intera notte

come un’ascia

mi ha colpito il dolore
ma il sogno è passato
lavando come un’acqua oscura
pietre insanguinate.
Oggi di nuovo son vivo.
Di nuovo ti sollevo, vita, sulle mie spalle.
Oh, vita, coppa chiara,
improvvisamente ti riempi
di acqua sporca, di vino morto,
di agonia, di perdite,
di commoventi ragnatele,
e molti credono che quel colore d’inferno
manterrai per sempre.
Non è certo.


Passa una notte lenta, passa un solo minuto
e tutto cambia.
Si riempie di trasparenza la coppa della vita.
Il grande lavoro spetta a noi
Da un solo colpo nascon le colombe
Ritorna la luce sulla terra.
Vita, i poveri poeti
ti credono amara,
non son saliti con te
dal letto
col vento del mondo
Han ricevuto i colpi
senza trovarti
sono stati perforati
da un buco nero
e si son trovati sommersi
nel dolore di un pozzo solitario.

Non è vero, vita,
sei
bella
come le cose che amo
ed hai tra i seni
odor di menta
Vita,
sei
una macchina piena,
felicità, suono
di tempesta, tenerezza
d’olio delicato.

Vita,
sei come una vigna:
accumuli la luce e la distribuisci
trasformata in grappolo
Colui che ti rinnega
che aspetti
un minuto, una notte
un anno breve o lungo
che esca
dalla sua solitudine bugiarda
che indaghi e lotti, congiunga
le sue mani ad altre mani
che non ceda nè aduli
alla sfortuna,
che la ricostruisca dandole
forma di muro,
come gli scalpellini la pietra.
che tagli la sfortuna
e si faccia con essa pantaloni.

La vita
aspetta noi tutti
che amiamo
il selvaggio odor

di mare e di menta
che ha tra i seni.

 

Pablo Neruda

 

Pensiero del giorno

Costantino Kavafis

Candele

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora il loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.

Riparazioni urgenti in Italia

 

Libera associazione da un vecchio spettacolo di Beppe Grillo.

Una ditta specializzata in vetri ti tira un sasso gigante e ti rompe il vetro della tua bellissima finestra. Al mattoncino che ti hanno tirato e’ allegato un biglietto “ Ti hanno rotto il vetro? Chiama il 89787257…te lo ripariamo noi!”….

(fine citazione di Grillo)

Siamo in Italia, ti aspetti di tutto e non ti scomponi.

Avendo poche alternative ed essendo una personcina a modo, chiami la ditta e gentilmente dici: “ Scusate..hem ehm…mi si e’ rotto il vetro…me lo venite a riparare? Sapete, scusate tanto, ho un po’  freddo..”.

La ditta risponde "beh, vediamo, siamo un po’ impegnati oggi, chiami domani.”

Passi la notte surgelata, il giorno dopo chiami e dici “ Scusate, per gentilezza, ho davvero freddo, potreste venire a riparare il vetro?”.

Ti risponde un tipo un po’ seccato che dice “ Guardi, noi qui si ha tanto da fare, al momento non possiamo garantire il servizio, mica possiamo star dietro a tutte le telefonate per le riparazioni…ma lo sa quanti vetri rotti abbiamo da riparare qui?Abbiamo cosi’ tanto lavoro sa, siamo un po’ stressati…verremo quando potremo noi, lei capisce,o capira’ vero, e’ una pesona intelligente”.

Click.

Riagganci, ti metti la vestaglia da camera, accendi una stufetta e pensi che forse il problema non e’ nella ditta, ma in te che li hai chiamati.

Non so.

Spesso, quando ti rattristi ti dicono “ hai lo stato vitale basso”. Non so. Si puo’ soffrire anche con lo stato vitale alto. Credo che la sottile differenza stia nel valore che diamo alla sofferenza. Possiamo lasciarla li, fine a se se stessa, utile arma di autocommiserazione, o riflettere sul fatto che forse, c’e’ qualcosa di profondo da capire di noi stessi, delle strade che scegliamo, delle azioni che compiamo.

“Una nave per attraversare il mare della sofferenza”

shiiji shiro dono gosho (nyoto tokusen gosho)

 

“…In un brano del Sutra del Loto si legge: «…come se uno avesse trovato una nave per compiere la traversata»5.
Questa “nave” può essere descritta così: il Budda, costruttore di navi dalla saggezza infinitamente profonda, raccolse i tronchi dei quattro gusti e degli otto insegnamenti, li levigò, scartando correttamente gli insegnamenti provvisori, tagliò e assemblò le assi, utilizzando sia il giusto che lo sbagliato6, e completò l’opera fissando i chiodi dell’unico insegnamento supremo. Quindi varò la nave sul mare della sofferenza. Spiegando le vele delle tremila condizioni sull’albero della dottrina della Via di mezzo, il vascello, guidato dal vento favorevole di «tutti i fenomeni rivelano la vera entità», avanza sollevandosi sulle onde e trasporta tutti i credenti che, grazie alla loro fede pura, possono accedere alla Buddità. Il Budda Shakyamuni è il timoniere, il Budda Taho issa le vele e i quattro Bodhisattva, guidati da Jogyo, si sforzano all’unisono ai remi stridenti. Questa è la nave di cui si parla nella frase: «Una nave per compiere la traversata».”

gosho zenshu pag. 1448, gli scritti di nichiren daishonin vol. 4 pag. 261