H24

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E come dice Mario, tanto si sente quando c’è aria di blog, e sempre come cita lui:

Che cos’è l’insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni? L’uomo che non dorme si rifiuta più o meno consapevolmente di affidasi al flusso delle cose“. – cit Memorie di Adriano

Dormo poco.
Mi accade spesso, soprattutto nei momenti della vita nei quali mi sento felice.
Non è successo nulla di nuovo, nessun amore, nessun nuovo lavoro, niente di nuovo.
Non dormo, ormai sono mesi. Come se tutta questa felicità mi obbligasse a vivere voracemente anche i momenti più silenziosi e notturni, quando posso fare una carezza in più alle mie belve, quando posso occuparmi di progetti fantasmagorici e bizzarri come forni galattici per fare biscotti in orbita spaziale, quando posso ascoltare la musica a tutto volume in cuffia guardando fuori un cielo stellato che mette paura tanto è bello, quando posso scrivere, scrivere sul blog, pensare alla prossima favola che scriverò, quando posso ricordare bene, ricordare meglio, mettere a fuoco tutto, la giornata, le settimane, o anche un solo attimo, decisivo, che sembrava essere andato perso.

La mia insonnia è una benedizione e paradossalmente rende le mie giornate più intense.
Una persona che ho amato, ormai in un passato remoto tanto passato da sembrare trapassato, usava chiamarmi H24.
Uno dei tanto nomignoli affettuosi affibbiatomi dai miei più cari amici negli anni ed anche uno di quelli che ho sempre tenuto caro ed indossato con un certo orgoglio.
Perché quando non dormo, io lo so: so che sono felice, so che voglio vivere e che allo stesso tempo non ho paura di morire, che se morissi ora, morirei davvero contenta, e se proprio fosse ora ( se ci penso rido) morirei avvolta nel piumone a mo di esquimese nonostante temperature ancora tiepidamente rinfrancanti, con la sigaretta di Jigen in una mano e la tazza di latte e orzo caldo nell’altra in omaggio al mio papà.
Se mi trovassero domani, si troverebbe davanti un buffo cartone animato con il sorriso sulla faccia e davvero troppe poche ore di sonno.

Sono felice e so che poiché non dipende da nulla, nulla potrà portarmi via questo pezzetto di mondo meraviglioso nel quale oggi camminavo a testa alta, con il sorriso e la curiosità di una bambina con il cestino pieno di meraviglie sconosciute, tutte da scoprire, raccolte qua e la.

So bene che non sarà cosi per sempre, che così come ci sono stati, torneranno anche i momenti decisamente no.
So bene che quando chi sceglie, come me, di vivere la vita con intensità e passione, deve inevitabilmente pagarne il prezzo con emozioni di portata mastodontica, e questo vale per la felicità cosi come per la tristezza.

Eppure nulla mi toglie dalla testa di essere una persona incredibilmente fortunata, con la possibilità di emozionarsi sempre e comunque, solo facendo un piccolo salto a piè pari dentro me stessa. Ovunque mi trovi. Magari con una bella, bellissima canzone nella testa, a tutto volume, che mi distrugge le orecchie, si insidia nel cervello e mi tocca il profondamente l’anima.

Quando era “più ragazza” pensavo che si, belle le emozioni, ma se poi non trovavo qualcuno con cui condividerle, ecco che mi sentivo viva a metà.
Oggi, io e le mie due adorate pelose con cui condivido la casa ed il cuore, pensiamo fermamente che per quanto quel desiderio di condivisione è destinato ad accompagnarci per sempre, perché condividere è bello, perché condividere è umano, la vera conquista di questi lunghi e difficili anni, non è stato un uomo, un compagno per la vita, ma scoprire che il vero senso di tutto è intrappolato proprio tra l’attimo esatto in cui “sento” ed il momento in cui “realizzo” il mio stesso stupore.

Cosi oggi, passeggiando per Roma con uno sconosciuto la cui mente mi ha piacevolmente stupito, ascoltando un piccolo concerto imbastito in una piazza qualunque, in un pomeriggio qualunque, parlando con una delle mie migliori amiche e scoprendo cose di lei che, dopo tanti anni, ancora non sapevo e che mi hanno piacevolmente sorpresa, passeggiando davanti al Foro di Augusto illuminato di Blu nella magnifica cornice della mia Roma Antica, ripensando ad Apollodoro di Damasco, alle lunghe email piene di sorrisi scambiate in questi giorni con un altro esploratore incallito del mondo, ho “sentito” e “ realizzato” molto più di quanto le persone non facciano in un intero anno.

E sarà la sonnolenza cronica che riesce a spegnere più spesso la testa che altrimenti filtrerebbe le emozioni con usuale, razionale vivisezione, ma io il senso del mondo, il mio senso, lo sento davvero. Forte. Fortissimo.

Leggevo qualche ora fa le riflessioni di una persona che conosco, poco a dire il vero, e che poneva tantissime domande. Erano anche belle alcune, provocatorie, ma non sono riuscita a commentare, perché l’unica cosa che mi veniva in mente di scrivere nel commento, probabilmente non gli sarebbe piaciuta.

Non si possono cercare negli altri le risposte. Ognuno ha le sue, ed alla stessa domanda, ci potrei scommettere, ognuno avrà la sua personale ricetta, peculiare soluzione, diversa, opposta, certamente non la tua, non la risposta che cerchi.
Potrebbe essere simile, ma non sarà mai la tua, mai uguale, perché il tempo che intercorre tra il momento in cui “senti” ed il momento il cui “realizzi il tuo stesso stupore” è troppo personale, e se per alcuni è un piccolo, piccolissimo attimo, per altri può essere lungo una vita.

Buonanotte.

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