Lettera ad un amico dallo spazio tempo.

E’ tanto che  non ti scrivo, lo sai, la vita mi ha allontanato da tante cose, anche un po’ da te.

Volevo dirti che lo so, come ti senti, e mi dispiace.

Mi dispiace per te, ma anche un po per me, per quella strana sincronia dell’essere che caratterizza le nostre due vite singolari ed impacciate.

Sono settimane che mi soffermo con il pensiero alle nostre brevi conversazioni sull’universo, sulla solitudine. Vorrei poterti dire di averci capito qualcosa, di aver trovato la soluzione, la risposta alle nostre domande, ma a malincuore non è cosi.

Volevo però ricordarti la mia promessa.

Non aver paura, perché io ci sarò.

Dormo male, sono giorni faticosi, gli ultimi del mio trapassato passato, i primi del mio, a dire di molti, nuovo inizio.

Anche stavolta, la mia famiglia non c’era.

C’eravate solo voi. Questo non mi categorizza certamente come una persona sola, ma la solitudine, tu lo sai, è un altra cosa.

Non dipende dalla compagnia, dalle persone, ma dal nostro modo tutto sentimentale di sentire il mondo, e noi con esso.

Così, per farti sentire un po’ meno solo, ho sentimentalmente messo su Paolo Benvegnù, e mi sono messa a scriverti sciocchezze su questo strano universo, che nonostante le nostre numerose incursioni, facciamo cosi tanta fatica a decifrare.

O semplicemente, ci rifiutiamo di accettare l’indecenza, la mediocrità, l’incoerenza, la pochezza di questo mondo che tanti anni fa, ancora pieni di speranza, immaginavamo tutto diverso.

Non riusciamo ad accettare ciò che per noi è inaccettabile, nell’indifferenza della quasi totalità del genere umano, dove ciò che accade sembra appartenere ad una normalità malata, una banalità, un pattume ed un cinismo che annichilisce.

Eppure, amico mio, il rifiuto non ci aiuta, non ci aiuterà.

Ti racconterò un segreto: io, alla fine, tutto questo credo di averlo accettato. Una pura questione di comodo, credimi.

L’ho accettato al punto da poter asserire che in fondo, tutte le scelte importanti che ho fatto le ho fatte nella precisa, conscia od inconscia che sia, ricerca della solitudine.

I miei viaggi, i miei amori, i miei compagni, anche il mio ex lavoro da casa.

Dopo un’iniziale entusiasmo per l’amore “americano”, sono giunta alla conclusione che nessun abbraccio potrà salvarci. Ho scelto uomini distanti, spesso silenziosi, potenzialmente anaffettivi e con poche esigenze sessuali. Un lavoro nel quale non ero costretta a parlare del nulla con colleghi, rifiutando categoricamente tutte le conversazioni sterili del tipo hai sentito come Belen ha chiamato la figlia ( il figlio?Boh) che brutto tempo c’è oggi, chi cazzo è Belen.

Fortunata, senza dubbio.

Non tollero le persone, non tollero l’egoismo sfrenato, la tirchieria e chi colleziona denaro, non tollero i programmi demenziali cui mi costringe una televisione e dei media francamente, impazziti.

Non tollero il disimpegno, il disinteresse all’altro, la fame nel mondo, non tollero i nostri politici, i miliardari, l’iniquità, la scuola,  il sistema che uccide di dolore, che ti porta al suicidio perché prima ti insegna la competizione, ti dice che se non hai un lavoro non hai valore, poi quel valore, che ti sei conquistato da schiavo, te lo toglie. Ormai si muore e si continua a morire nell’indifferenza, di indifferenza. Non tollero chi allontana i matti, chi si prende gioco dei deboli, chi posta smielati pensieri d’amore da diario segreto sui social e poi non si cura proprio uomo  della propria donna, più spesso tradisce perché cosi fan tutti. Non tollero chi ti dice io ci sarò e poi quando serve, non c’è, chi si indigna per una bestemmia e poi picchia i propri figli, umilia i suoi cari e magari si indigna anche dei preti pedofili ma continua ad andare in chiesa. Non tollero chi esercita il potere su chi potere non ha. Detesto i sindacati corrotti, il padrone dello schiavo, chi vende le nostre industrie ai cinesi  dorme sogni tranquilli avvolto tra le sue pregiatissime lenzuola Frette. Odio la miseria, la stupidità, l’ottusità, la forma e le formalità.

In linea generale, a me l’umanità, fa decisamente ribrezzo, direi schifo, ma per ragioni puramente poetiche, non dovrei scriverlo, perché schifo è una parola decisamente definitiva.

E che dirti di me, che pure di quest’umanità faccio mio malgrado parte: tollero poco anche me stessa. Non tollero la mia incoerenza, la mia asprezza, i miei giudizi taglienti, la mia logorrea nervosa, il mio ostinato cercare punti fermi in mezzo ad un pianeta di solo mare. Odio il mio silenzio quando ci sarebbe tanto da dire, il mio arrogante sentire di avere sempre ragione; detesto il solo fatto di avere bisogni, il mio avere bisogno, il mio non riuscire a perdonare mia madre; non tollero essere ancora legata alla tristezza che l’aver avuto una madre come la mia comporta. Non sopporto la mia incapacità di creare un rapporto vero con mia sorella, i miei fallimenti, la testardaggine, la mia bilancia interiore che pesa costantemente il mio andar bene, il mio andar male. Odio essere così lontana da mio fratello e non potergli dire” torna”.

Poi la verità è che fingo di esserci per poter essere lasciata in pace, nelle mie esplorazioni.

La verità è che l’unica cosa che sono fare, che voglio fare, è esplorare: esplorare l’animo umano, la vita, i sentimenti miei e degli altri. La verità è che non credo che la mia esplorazione porterà a qualsivoglia risposta, ma in questo marasma di merda, è l’unica cosa che mi reca un po di sollievo.

Anche merda è poco poetico e decisamente definitivo, te ne do atto.

Riformulo:

la verità è che la limpidezza, che pure è cosi importante per me, è soprattutto una modalità  ingannevole e superficiale per essere lasciata in pace per vivere ed amare nel mio mondo alle mie condizioni.

Eppure, amico cuore mio, ti dico che la maschera è servita e qualcosa l’ho imparata. La maschera mi ha difeso bene, e qualcosa ho capito.

Non troverai sollievo né conforto nell’impermanente amore del singolo altro. Non ti sentirai meno solo con una donna, dei figli, una famiglia numerosa, tanti amici. Nessuno di loro, nessuna compagna saprà darti ciò che cerchi, quindi, non chiederlo.

L’unica reale soluzione, è imparare ad amarli tutti, ad amarti tutto.

E dovrai farlo da solo.

Non è una buona notizia lo so. Di gran lunga più difficile che amarne uno solo. Di gran lunga più difficile che farlo in allegra compagnia.

Cosi, sapendo che nonostante la tristezza che in giorni come questo ti avvolge, continuerai pur non volendo, ad esplorare, ti scrivo che sei solo si, ma che io ci sono. Ti scrivo che forse una risposta c’è, ma è molto possibile, altresì probabile, che sia nella direzione opposta a quella a cui ti stai rivolgendo.

Niente paura, per fortuna le nostre astronavi sono dotate del BOTTONE Salto nell’iperspazio, e possiamo viaggiare a velocità di gran lunga superiore a quella di un nostro singolo pensiero di tristezza.

Poi a lanciarti i componenti ci penso io.

Ci sono amico. Distanza “Radar”, ed anche se non mi vedi nello spazio profondo, io ci sono e ti aspetto “sull’orizzonte degli eventi di un buco nero super massivo a rotazione”.

Impareremo l’amore e ricuciremo la trama dello spazio tempo ovunque faccia male.

Viaggeremmo avanti e indietro nel tempo e la radio spaziale passerà la canzone che ormai è un po’ la nostra.

“Love is Talking”.