Meme, memento, ma non mi pento.

Lettere di ceramica

Rispondo all’invito ricevuto, col buffo nome di Meme, gentilmente propostomi da Mobilis in Mobile.

"Questo è un meme. Questa è una confessione in piena regola. Ogni blogger invitato al meme non può sottrarsi, pena l’anatema.
Bisogna rispondere alle domande sul proprio blog (possibilimente fatemi sapere che avete risposto…) e poi propagare a vostra volta il meme presso i vostri contatti…

Le domande cui rispondere sono:

1.       Perché sono un blogger e come è nato tutto?

2.       Qual è l’intervento di cui mi vergogno?

3.       Qual è invece quello di cui vado fiero?

…"

Se mai riuscissi a finire questo intervento, sappiate che il merito NON e’ di Nando, che mi sta interropendo in continuazione.

Detto questo, cominciamo: perche’ sono una blogger etc.  A dire il vero prima di questo meme non sapevo nemmeno di essere una “blogger”. Vista la pochezza dei miei interventi, penso difatti di non esserlo. Tutto e’ nato per comunicare con alcuni amici in Italia quando ero a Londra, scambiarci foto, qualche pensiero, poche cose insomma. I miei amici, splendide persone che tuttavia hanno piu’ o meno tutti un’ idiosincrasia atavica per il computer e tutte le cose che in generale hanno lucine lampeggianti,  normalmente non postano nulla, non commentano, e manco telefonano.

Vabbe, si telefonano. Ragazzi scherzavo. Niente torte su dai, giocavo. In compenso leggono e guardano le foto volentieri. Quindi ho iniziato. Ho iniziato anche perche’ non tolleravo quella paginetta web vuota e triste con su scritto solo "Enripoppins", e sotto il vuoto (con qualche commentino di questi tizi  dello space: “ IL TUO PROFILO E’ VUOTO. Su dai, completa il tuo profilo! Aggiungi la foto.. ed un album non lo creiamo? E’ la musica preferita no? e dove sei andato ieri …?” e quindi vai a quel paese mi sono messa li e passo passo ho riempito di una serie di inutili e noiosissimi fatti e misfatti l’infame Paginetta Bianca. Ora I commentini di questi tesoretti dello space non ci sono piu’, perche’ non c’e’ piu’ spazio. Li ho praticamente sfrattati. E’ il mio space o no? Allora andatevene.  In compenso, mi inviano le email “ ma questo giochino nuovo ce l hai? Questo lo hai provato? Hai fatto I compiti?hai messo il pigiama sotto il cuscino? Lo sai che col nuovo messenger puoi anche fare il caffe’?. Mi sono arresa. Faccio tutto quello che mi dicono, sperando che un giorno si arrendano loro. Ingenua. Lo so. E’ la disperazione del consumismo che e’ arrivato anche qui con una sua forma ellicoidale e appiccicosa tutta particolare.

Torniamo a meme. Trovo qualcosa di particolarmente narcisistico in questo live space. Mi piace, mi piaccio, ci sono io. E’ il mio spazio pubblico, di cui tuttavia io ho il monopolio.

Ovvero, se un commento non mi piace, lo elimino, con un click.

Lo so, sono una bestia. Abbiate pazienza.

L’intervento di cui mi vergogno. …mmm…In realta’ mi vergogno di tutti gli interventi personali che riguardano la mia vita privata, che appunto, bloggandola, non lo e’ piu’.

Sara’ bisogno di condivisione, infantile necessita’ di urlarle le emozioni, belle e brutte. Cosi’ mi escono fuori dei blog da Puffetta, altri da Bulldog, altri da Enrica, da Enripoppins, altri da me, altri da meme. Insomma, a nudo tutte le personalita’ nevrotiche stile Freud & Co..

Il blog di cui vado fiera e’ in realta’  un intervento sull’Ode all vita di Neruda. Ho rintracciato su un sito francese l’origine di una lettura che veniva attribuita a Neruda, ma che non sembrava sua, ed era omonima di un’altra sua poesia. Il fatto che il sito chiarificatore fosse in francese, che la domada se fosse o meno di Neruda ciccia e riciccia in continuazione per la rete, mi ha reso particolarmente orgogliosa, anche se il link lo aveva trovato prima mio fratello.

Si’ detto, nomino Robert, Diegosan, Barbarella, Anna, Skrokkio, Tanya, Max, Giuseppe, Claudio jedi Spega, e Basta.

Insomma. C’e’ altro? Scusate chiudo che senno’ Nando chi lo sente. Stasera dovrebbe stirare invece perde tempo in chat.

Lo vado a cazziare.

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