Roberto, le tue preghiere sono forse state ascoltate?

7133_101575073192073_10000018741788.jpg E' Morto Berlusconi.. picture by Enripoppins

Annunci

Cari Studenti, vi odio.

VI ODIO, CARI STUDENTI (1968)

di Pier Paolo Pasolini

 Avete facce di figli di papà.

Vi odio come odio i vostri papà.

Buona razza non mente.

Avete lo stesso occhio cattivo.

Siete pavidi, incerti, disperati.

Benissimo! Ma sapete anche come essere

prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:

prerogative piccolo borghesi, cari.

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte

coi poliziotti,

io simpatizzavo coi poliziotti.

Perché i poliziotti sono figli di poveri.

Vengono da subtopie contadine o urbane che siano.

Quanto a me, conosco assai bene,

il loro modo di essere stati bambini e ragazzi.

Le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,

a causa della miseria,

che non da autorità.

La madre incallita come un facchino,

e tenera, per qualche malattia,

come un uccellino,

i tanti fratelli;

la casupola,

fra gli orti con la salvia rossa (i terreni altrui, lottizzati).

I bassi sulle cloache e gli appartamenti nei grandi

caseggiati popolari ecc. ecc.

E poi guardateli come li vestono: come pagliacci,

con quella stoffa ruvide che puzza di rancio,

fureria e popolo.

Peggio di tutto, naturalmente,

è lo stato psicologico in cui sono ridotti (per una quarantina di mille

lire al mese): senza più sorriso,

senza più amicizia col mondo,

separati,

esclusi (un tipo di esclusione che non ha uguali)

umiliati dalla perdita della qualità di uomini,

per quella di poliziotti

(essere odiati fa odiare).

Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.

 

 

Lo so, non sembra attuale. Io amo questo intervento di Pasolini, e’ un uomo che mi fa riflettere profondmente.

Cio’ che apparente non e’ condivisibile, io sento di condividerlo.

Mi piace molto vedere i nostri studenti oggi, attivi nelle scuole, nelle Universita’. Quello che non mi piace e’ che ancora una volta, come nel 68′, non ci sia un progetto comune reale di cambiamento, o piu’ correttamente, sento il desiderio, ma non vedo una grande progettualita’ che non sia legata a questa o a quell’altra bandiera.

Diciamo che lo so, devo imparare ad accontentarmi di questi sprazzi di idealismo giovanile, senza necessariamente aspettarmi una coerenza temporale nel quotidiano.

Si va in giro a fare Lotta Sociale, ma ancora non sento una rivoluzione culturale. Pochi conoscono la storia, ancor meno  la amano.

Si va in piazza a San Lorenzo a fare i frikkettoni di sinistra e ci si sbomballa di canne e cannoni perche’ fa radical, secondo loro, cretini, secondo me.

Ecco, se potessi auspicare ad un cambiamento, non lo farei sotto un vessillo politico, ma sotto l’isegna della conoscenza storica, il baluardo degli ideali, la consapevolezza degli erroi, la volonta’ di non ripeterli.

Ecco, manca qualcosa. Piu’ di tutto manco io in questa battaglia per una vera cultura dell’umanita’. Il fatto e’ che non so dove mettermi, non trovo un posto adatto a me in quella rivoluzione culturale che molti urlano al sangue, se non tra le riflessioni pubbliche di un blog privato, o nella mia ricerca quotidiana di valore.

Trovatemi unposticino per favore, mi sento stretta in una "rete".

Libera Informazione in Libero Stato – Marciamo insieme?

 

 

http://www2.beppegrillo.it/v2day/

Io sono gia’ in marcia, sono la numero 62.961

clip_image002.jpg V2 Day picture by Enripoppins

 

Abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria
Abolizione dell’ordine dei giornalisti
Abolizione della legge Gasparri

 

"Il 25 aprile si terrà il V2 Day sulla libera informazione in un libero Stato. Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato "crede" di decidere. Disinformare è il miglior modo per dare ordini. Si raccoglieranno le firme per tre referendum: l’abolizione dell’ordine dei giornalisti di Mussolini, presente solo in Italia, la cancellazione dei contributi pubblici all’editoria, che la rende dipendente dalla politica, e l’eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione, per un’informazione libera dal duopolio partiti-Mediaset."
Beppe Grillo

 

 

Lezioni di Storia: 1968, La grande contestazione

 

Come ormai da tempo, la domenica mattina, due volte al mese vado ad assistere alle lezioni di Storia all’Auditorium di Roma.

Quest’ anno l’argomento era “ Storia del Novecento”.

Ho assistito a molte lezioni ma mai come stavolta mi sono sentita cosi’ immersa nel passato, cosi’ provata, cosi’ toccata, cosi’ figlia della storia.

Si e’ parlato del 1968, la grande contestazione. In tutto il mondo, una sorta di preglobalizzazione delle idee.

Una lezione straordinaria del Prof marco Revelli.

Consiglio a tutti di scaricare i podcast sulle lezioni che sono sul sito Laterza.

http://www.laterza.it/pod-lezioni-storia.asp

Putroppo, quella di domenica, sara’ scaricabile solo tra qualche giorno.

Il tema e’ stato…il ’68…e’ veramente riuscito a cambiare cio’ che si voleva cambiare? Il sistema, il Fordismo, la gerachia?

No, e’ stata la risposta. Il ’68 e’ stata una ribellione “maschile”, ha cambiato forse la mentalita’, ma non il sistema. Semmai , il femminismo, pochi anni dopo, con la non violenza, e’ riuscito ad avere un peso nelle scelte politiche. Non sono parole mie, ma del Prof. Revelli.

L’intervento piu’ toccante, in realta’ c’e’ stato alla fine, su risposta ad alcune domande di alcuni del pubblico. Non so se ci saranno in podcast, eppure, le ho sentite cosi’ vicine al punto da farmi piangere.

Tra alcune: “ nel ’68 il nemico era il sistema, e chi aveva " piu’ di 34 anni", oggi nella precarieta’ in cui vivamo, il nemico e’ il nostro coetaneo”.

Insomma, il ’68 vedeva al centro, almeno in italia, con le lotte operai, la necessita’ di un lavoro autogestito, libero, nomade. Quello che sembrava all’epoca un paradiso libero, si e’ rivelato un inferno di incertezza. Revelli sosteneva, che i giovani di oggi sono poveri, perche’ colui che non riesce a soddisfare le necessita’ di base, che la societa’ promette facendole sentire indispensabili, rischia di vivere come un fallito.

Il rischio di questa societa’, di questa realta’ post sessantottina, di cui noi siamo gli eredi, non e’ come ci vogliono far pensare, l’effervescenza edonistica, ma la depressione e la paura.  La generazione della precarieta’ non riesce a ribellarsi: il ’68 nasceva da un linguaggio narrativo fortemente sentito e da lungo parlato da quella generazione. Quella generazione aveva maestri, libri, poeti, artisti, intellettuali che trasmettevano le idee con un linguaggio che tutti riuscivano a sentire, o quasi.

Quello che manca oggi e’ un linguaggio narrativo comune. La  condizione sociale oggi, e’ una condizione muta. Solo trovando gli ingredienti di un linguaggio narrativo comune usciremo da questa immobilita’ e da quel potere che si e’ andato formando dopo il ‘68’, non prima. Dopo la fiammata sessantottina ci siamo ritrovati negli anni 70, dove il messaggio sociale si era ormai svuotato di significato, dove all’incertezza ha fatto posto la paura, il terrorismo, la droga.

 
" Quando a cambiare è soprattutto il modo d’essere e di guardare al futuro, senza più l’ottimismo rivoluzionario di qualche anno prima. Perché “non c’è tempo per processare il passato né mezzi per progettare al futuro: si maneggia il presente, goffamente e con uno strano coraggio che mescola i vocaboli e cambia i significati, e il presente è fatto di carne, e Mao non è più venerabile di Paperino, anzi chi cita Paperino non rischia mai la pernacchia”. ( Piove all’insu’, di Luca Rastello)

La generazione succesiva al 68 si e’ trovata un sistema che era lo stesso, che non aveva cambiato, ma aveva svuotato di significato. Privo di forza, di identita’. Anche i nostri  politici di oggi sono figli , per la maggior parte di quel sistema. La politica si e’ svuotata di significato, come la ribellione sessantottina. Citava Pasolini, non ricordo da quale film/racconto." Cari studenti, vi odio".  La ribellione 68na era una ribellione di studenti ricchi, i poliziotti/cellerini, erano i veri poveri, quelli che per paradosso, andavano difesi. L’unico luogo dove riuscii in parte, fu nei movimenti operai italiani, ma anche li, putroppo, dopo due/tre generazioni, se ne e’ perduto il senso.

Se vogliamo uscire da tutto questo, avere una voce, dobbiamo assolutamente trovare un linguaggio narrativo comune, ma non nei media, troppo omologati. Un pezzo di un film, Fragole e Sangue, mostrava gli studenti barricati in una universita’ americana, tutti a terra, a battere le mani ritmicamente, insieme, sul pavimento. Ed una voce “ Fate piu’ rumore..fate piu’ rumore, dobbiamo fare piu’ rumore”. Fuori si preparava la carica della polizia. Sia studenti, che poliziotti, avevano i volti terrificati.

Quella voce mi e’ entrata nelle ossa.

Devo fare piu’ rumore. Non sento piu’ la mia voce, ne le mie mani. Devo fare piu’ rumore.

Ho pianto.

Qualcuno  ha chiesto: “guardando la TV abbiamo Vespa, Ferrara, e tanti altri che si eleggono a portatori di messaggi sociali. Questi sono coloro che ci guidano oggi, ma dove sono i Maestri?”

Il prof .Revelli ha risposto con un’altra domanda..:

Si, i Maestri… ma dove sono i Ribelli?”.

Ho pianto di nuovo.

scopiazzamento doveroso

 
In questi giorni sono incappata in numerosissimi blog pro/contro scienza e religione, argomento di attualita’ sentitissimo a quanto pare.
 
Io ho una mia idea in proposito, ma non vi tediero’, ben sapendo che tanto, ognuno ha la sua, che la mia e’ rigorosamente e felicemente non oggettiva e di parte, e facilmente confutabile.
 
Devo tuttavia segnalarvi un post divertentissimo, di un mio caro amico, che mi ha fatto tanto, ma tanto ridere.
 
Il link al post del 15 Gennaio: La teiera celeste di Bertrand Russer
 
Ve lo copio tuttavia qui sotto, certa che Diego, ovvero il Capitain, non se la prendera’. Se siete utenti Splinder, lasciate un commentino al suo post, ne sara’ lietissimo.
 
Lo scopiazzamento rigorosissimo e’ un Omaggio a Diegosan, capitano senza paura ( oddio, magari un po’ ne ha).
 

La teiera celeste di Bertrand Russel.

Altro punti di riflessione interessante che ho trovato nel libro di Dawkins.
Cito da Wikipedia che cita Russell:
«Se io sostenessi che tra la Terra e Marte c’è una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su una orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi, purché mi assicuri di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata, sia pure dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che -posto che la mia asserzione non può essere confutata- dubitarne sarebbe un’intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe con tutta ragione che sto dicendo fesserie. Se, invece, l’esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità, ed instillata nelle menti dei bambini a scuola, l’esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all’attenzione dello psichiatra in un’età illuminata o dell’Inquisitore in un tempo antecedente.»

Si, spunto interessante. A parte che, se uno crede nella teiera celeste sono fatti suoi e mi riguarda poco, e poi non credo che la teiera celeste di Russell ed il Dio che intendiamo noi siano la stessa cosa. Mettiamola così.
Per tornare sulla tesi del post del 30 Dicembre, se, appena finita la preistoria, su pensieri, parole ed opere della teiera celeste fosse stato composto un poema epico monumentale, se ci fossero dipinti e racconti che illustrano magistralmente le storie della Madre della Teiera, degli Apostoli della Teiera, se nel nostro linguaggio dicessimo "O Teiera mia!"… Se un uomo, professandosi Figlio della Teiera o Profeta della Teiera avesse creato e diffuso un pensiero che ha cambiato il corso della storia, se in nome della teiera celeste fossero state combattute guerre, se ci fosse un discreto numero di persone che ritiene che la Madre della Teiera può guarire dalle malattie e i martiri in nome della Teiera compiere ogni genere di miracoli… Si, sosterrei che la Teiera Celeste, a suo modo, esiste. Non lo so se inviterei il sommo apostolo della Teiera all’inaugurazione dell’anno accademico, pero’.
540x-TouchedbyHisNoodlyAppendage

 
 
 
 

Emergenza rifiuti? NO emergenza di politica vera e liberi cittadini

 

—–Original Message—–

From: Raffaele De Felice [mailto:raffaele_defelice@xxxx.com]

Sent: 23 May 2007 14:14

To: vzucconi@aol.com

Subject: Emergenza rifiuti? NO emergenza di politica vera e di liberi cittadini   

 

Caro direttore Vittorio Zucconi,

volevo gridare la mia amarezza e la mia tristezza per assistere ancora una volta allo scempio della mia terra.

Stamattina la radio mi informa che il nostro stimato ed illustre Presidente Napolitano esorta tutti al senso di responsabilità e di equilibrio necessari a fronteggiare ciò che oramai da anni non può più dirsi una emergenza ma una costante normalità

Vede caro direttore qui in Campania abbiamo l’orgoglio di aver eletto, tra i tanti in questi anni, anche l’attuale Ministro dell’Ambiente, l’attuale Ministro della Giustizia ed altri politici che per primi apparentemente avrebbero a cuore le sorti di questa regione.

In particolare verso Alfonso Pecoraro, già Ministro delle Politiche Agricole, che ho visto nascere politicamente come radicale a Salerno città nella quale abito, nutro un sentimento di profonda delusione e di irritazione….

Oggi sarebbero sacrosante le sue dimissioni non dalla carica che ricopre ma dalla politica. Ha finito per tradire gli entusiasmi e le speranze di tanti che come me lo sostennero e che oggi è completamente assuefatto e conformato alla politica politicante. In una parola IMPOTENTE.

Il sindaco De Luca di Salerno è uno non amato in giro… ma è l’unico (o forse tra i pochissimi) che non lascia a terra da anni un solo sacchetto di spazzatura.

Nella convinzione profonda della incapacità del governo regionale ha chiesto già a luglio 2006, insieme al Presidente della Provincia di Salerno (il primo DS il secondo Margherita ..una sorta di PD di fatto) che le responsabilità dell’intero ciclo fossero localizzate a livello provinciale ed in tal senso aveva raggiunto un accordo, sancito per iscritto, anche con Bertolaso. Lei sa che la provincia di Salerno conta oltre 1 milione di abitanti. Sarebbe la soluzione del 40% del problema o no?

Poi la politica fa il suo corso e si richiede di creare uno sversatoio ad uso regionale ciclopico a 150 metri dal corso fluviale più importante della regione oltre che dalla Oasi WWF.

Allora la domanda che le pongo è : ma cosa impedisce al governo regionale e nazionale di attribuire, a chi vuole assumersi per intero le proprie responsabilità, l’onere di gestire tutto il ciclo (ivi compreso discariche, siti di stoccaggio, siti di compostaggio, impianti di trattamento finale) ?

Proprio ieri al question time in Consiglio Regionale (ho assisto da

telespettatore) scopro che il percolato delle discariche viene trasportato a Castellammare di Stabia e sversato in un impianto di depurazione che, nato per altri fini e per altri volumi, non è in grado di depurare un bel niente e quindi il tutto finisce nel golfo……. Poi facciamo politiche turistiche regionali …..

 

C’è ancora un giornalismo di INCHIESTA che possa chiarire anche a me dove è la verità? Ma il sindaco De Luca fa propaganda o è per davvero messo in un angolo da poteri più forti?

 

E’ un mio legittimo diritto CREDERE ancora in un popolo libero con una INFORMAZIONE libera. Può approfondire per gente come me?

Un vivo ringraziamento in ogni caso.

 

( la email e’ firmata con data e indirizzo, che per ragioni di privacy ometto)