Notti di straordinaria buffezza

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Ascoltando canzoni terribilmente leggere.

 

Serate come questa meritano almeno qualche riga: per ricordare e ridere, ancora un po’.

 

Ancora un po’.

 

Non faccio altro da ore.

La serata di per se,  non ha forse nulla di particolarmente diverso dalle altre 1000 in cui i piedi non smetterebbero mai di ballare.

 

Però stanotte ridevo, ridevo, ridevo di quel riso funambolo, a metà tra un film comico ed un tipo di felicità, dovuta assolutamente a nulla.

NO, non è stato l’alcol.

 

Notti come queste non hanno bisogno di una colonna sonora: o forse proprio non la puoi trovare una colonna sonora per notti come questa, tanto, la serata, è stata così piena di tutto.

Ci vorrebbero mille canzoni,  o almeno quasi quante ne ho ascoltate da quando ho ripreso il motorino, abbracciando per la seconda volta in 1 settimana il buttafuori che ormai mi riconosce quando arrivo, e soprattutto quando vado via, pretendendo di partire sempre e comunque senza togliere la catena.

 

E da sola ridere. Ripensarci e ridere.

E con lui ridere.

E di nuovo, mettersi in moto, verso casa, e continuare a ridere.

Fermarsi da sola al bar, per cappuccino e bollente cornetto alla crema, e si, ancora, immancabilmente, ridere.

Guardare la bariste polacche con un fare vagamente stalinista.. e ridere.

Salutare, seduto ad un tavolino,  un solitario sconosciuto che ti ha seguito con lo sguardo “ Buonanotte anche a te”, e si, sorridere.

Domandarsi cosa cavolo ci fanno 3 ciotole per cani, vuote,  rispettivamente rosa, rossa e celeste allineate sul marciapiede fuori dal bar, nel cuore della notte e ridere.

Stanotte ho avuto un’illuminazione: il mondo spesso è buffo. A tratti sa essere terribilmente gretto e meschino, ma se lo guardi dalla giusta prospettiva, è davvero buffo.

Sono buffe le persone, le cose che accadono.

E sono buffi i ragazzi che credono che tu non sai, i ragazzi che non sanno che tu senti, eccome se senti, e senti molto più e meglio di loro.

I ragazzi sono buffi e se ne trovano di tutti i tipi.

I più simpatici sono i Collezionisti: i tipi che ti devono conquistare, che ogni weekend vanno a caccia di prede, passano ore in chat, a caccia di ragazze con cui farsi video ( non ho capito bene se per praticare in seguito sano autoerotismo e per caricarli su Youporn e farsi applaudire da una manica di sfigati) . A titolo puramente chiarificativo non ho nulla contro i video amatoriali, ma miseria, spererei di tenere certe forme di erotismo a dimensioni quantomeno più intime e private.

Tentano con nonchalance di farti sentire splendida, riempiendoti di vuoti complimenti: lo vedi il loro sguardo quando improvvisamente, vagamente narciso, si dicono “Ok, è quello giusto, agganciata”.

E tu abbassi il tuo e fai la timida.

Perché se davvero riuscissero a guardarti, se davvero ti vedessero, se davvero ti leggessero, capirebbero che non hai abbassato lo sguardo per timidezza, ma per non ridere. E magari ci giochi anche un po’ con loro, senza malizia, giusto per tenerti  impegnata un po’ di tempo ( 1 ora, una settimana e anche due) tra una risata e l’altra.

 

Non hanno interesse, né forse tanto meno le capacità, di leggere tra le pieghe del tuo sorriso, che vorrebbe solo comunicargli “ dai, ti puoi fermare, sei splendido anche senza tutte queste moine, sei unico anche se non te ne porti a letto una ogni sera, sei figo anche se non mi emozioni poi cosi tanto”.

 

Ci sono poi i Trombadores del weekend, spesso in libera uscita da relazioni stanche che sono capaci di dirti che non hanno mai conosciuto una tipa splendida come te e che amano la loro donna alla follia nella stessa frase e senza intervallo alcuno.

 

Ci sono i Quanto so figo, quelli la cui migliore presentazione,  dopo neanche 27 secondi di conversazione “  Siamo grandi, tu mi piaci, sei donna, andiamo a casa mia. “

C’è anche chi ti dice “ andiamo a casa tua”, ma a quelli veramente, lo sguardo timido non riesco proprio a farlo ed esplodo puntualmente in una fragorosa risata senza neanche lo scrupolo che si sentano un po’ cretini.

Anche perché i ragazzi quasi mai si sentono cretini.

 

Sarà, io mi ci sento spesso:  mi vedo buffa, faccio cose buffe, dico cose parecchio assai buffissime, ma raramente direi cose così cretine: “A casa mia? T’ ho visto mezzo nanosecondo, nun me ricordo manco come te chiami e non so manco se me lo hai detto, e tu mi chiedi di venire “ A casa mia”?

 

E ce ne sono tanti altri ancora.

 

Ieri un ragazzo mi ha chiesto “ Non hai paura di rimanere sola?”.

No. Non ho paura, avrei voluto aggiungere anche che la mia buffezza già da sola basta e avanza, di uomini buffi a farmi compagnia per poche ore ne faccio volentieri a meno.

Intendiamoci, la solitudine non è bella, quasi mai.

Intendiamoci, se non sono buffi, magari anche la compagnia di poche ore può diventare una situazione piacevole. Anche senza conoscersi, si può dare valore all’essere umano che ti ha scaldato una notte, con passione, o tenerezza, o mille risate. Si, si può e credo si debba ringraziarlo, quantomeno omaggiandolo con un bel ricordo da portarti dentro, e, certamente, un sorriso.

 

Emozioni. Sembra che siamo rimasti in pochi a sapere cosa siano, quale potenza creativa, quale forza primordiale riescano a sprigionare.

Emozioni:  queste sconosciute, tanto confuse tra eccitazione ( e non parlo di quella sessuale) , desiderio e mille altre.

 

Abbasso lo sguardo e mi chiedo, quanto tutta questa gente non sappia di perdersi barattando la propria umanità  per la pochezza di una tristissima e squallida notte di sesso.

Io per fare l’amore mi devo emozionare. Per fare sesso mi devo emozionare. Io non sono una bicicletta, non è che “pedali e giro le ruote.”

 

Emozioni, così rare che si ha paura, non solo davanti alle proprie, anche davanti all’emozione dell’altro.

Impauriti, confondono l’emozione dell’altro con una fragilità, una debolezza, se non per una forma di violenza, quasi come se pensassero che attraverso questa potessi derubar loro l’anima.

Ingenua quest’ orda di mediocri,  brancolante in un mondo così spento, così banale, così uguale a se stesso.

 

Io sono emozionabile.

Io mi emoziono e non mi importa che sia per un una notte con un tizio qualunque che mi ha fatto tanto ridere, per una poesia, per una musica sensualissima, per un lettera inaspettata.

Non c’è aspettativa nella mia emozione. C’è solo una potente meraviglia.

Io mi emoziono e non ho bisogno che l’altro faccia altrettanto per sentire improvvisamente e contemporaneamente tutta la bellezza e la buffezza del mondo.

Io mi emoziono e basta.

Non ho paura di mostrare la mia tenerezza, fosse anche per una notte soltanto e poi mai più.

E no, non ho paura di rimanere sola perché so, che fin quando sarò in grado di sentire con questa intensità , di emozionarmi e di vivere con pienezza tutta la sorpresa di questa vita strampalata che è la mia, di sentire la magia e di crearla, sarò sempre in splendida compagnia. Ben più splendida di un fidanzato tristemente borghese, di un marito annoiato, di notti random con tizi davvero improbabili, di ginnastica erotica per stabilire il record di prodezze di Tantra.

 

No, non ho paura: non ho paura perché voglio una vita straordinaria, amori straordinari, passioni straordinarie, e non mi accontenterò di niente di meno.

Niente di meno.

Perché me lo merito. Perché ce lo meritiamo tutti.

 

 

Ero arrivata li con un’amica stasera, era bellissima, si meritava una bellissima serata e l’ha avuta.

Indossavo il mio buffo sorriso stasera, era verissimo.

 

E si, magari “sola”, ma io stasera, non so come spiegarvelo, ma ero proprio, davvero, sinceramente ed onestamente felice.

 

Non rileggo (avrò scritto la parola emozione almeno 569856 volte), ma perdonate, vado ad immergere, sorridente, la testa nel mio buffissimo cuscino, che stasera, ha assunto una vaga e strampalata forma di cuore.

 

 

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Esercizi Letterari.

Adoro gli esercizi letterari che spesso mi propone  Virginia Woolf.

Mi è stato chiesto fu Facebook di riportare la frase di un libro che ci accompagna nella vita.

Da brava Poppins, la mia, non poteva che riguardare la Magia.

Spero che il lettore sappia cogliere più di quanto le singole parole raccontino.

Ho sempre trovato splendida questa citazione:

Immagine(Tutta la magia

avviene allo stesso modo.

Metti nel cappello un coniglio bianco, 

poi lo tiri fuori.

Prima di fare la magia,

ricordati di mettere il coniglio!

(Piet Hein – da “Gruk”)

…e dunque…ora…Qual’è la vostra?

 

 

 

 

Non innamorarti.

Immagine“Non innamorarti di una donna che legge, di una donna che sente troppo, di una donna che scrive…
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa, che sa di sapere e che, inoltre, è capace di volare, di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e,ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.

Mai. “


(Martha Rivera Garrido – Santo Domingo – 19 Gennaio 1960)

 

 

Io quando l’ho letta ho pianto. 

 

Grazie Mario.

 ” Ma che fai, piangi?” Cit. 

Voglio volere volare

Me e le conseguenze di me

 

Qualcuno mi ha chiesto 2 giorni fa : “ Ma Enrica, cosa vuole?”.

 
La domanda aveva due valenze, una per me, una per lui: alla prima, la cui risposta avrebbe avuto piu’ significato per il mio interlocutore, non voglio rispondere. Era una domanda provocatoria e intelligente, la cui risposta, l’interlocutore, conosce gia’. Quello di cui non sono certa, e se lui si sia posto la stessa domanda. Non amo le provocazioni, ma ne capisco il senso e la logica. Questa, in realta’, mi ha dato l’occasione per riflettere su di me, ed e’ la valenza che ho voluto dargli io.
 
Mi limitero’ a rispondere pubblicamente alla seconda valenza, la quale, ha piu’ senso per me. La risposta non e’ per lui ovviamente, che avrebbe voluto sentirsi dire altro, e che tralatro, non legge il blog. La risposta e’ per me. Pensarci e’ stato un bel viaggio…

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I am on my way.

 

Ci sono concerti che ti fanno sentire bene.

Quei concerti che ti fanno sentire al tuo posto. La musica è la tua, la senti, la indossi, ti parla del tuo mondo.

Ci sono altri concerti che ti fanno sentire terribilmente fuori posto, o che forse, più semplicemente ti ricordano che hai quasi 40 anni, anche se te ne senti parecchi di meno.

Ci sono concerti poi dove una canzone, magari una sola, una di quelle troppo, davvero troppo romantiche, si piantano nella tua testa e nei piedi, e tu, immobile, rimani granitica.

E ci sono, tra quelle stupide canzoni, testi e musiche semplicissime, banalissime, che ripudieresti mille volte e mille altre ancora, troppo, davvero troppo romantiche per una come te, troppo commerciali, troppo frivole, troppo stupide che tuttavia riescono a paralizzarti: rimani li, pura massa nello spazio vuoto, con gli occhi vagamente umidi e pensi a cosa cazzo stai facendo li.

Io non ci credo.

Sono immagini per ragazzini acerbi, spensierati, senza bagaglio.

Sono invenzioni letterarie per rendere il viaggiò più interessante, ma no, non ci credo.

Non ci credo più.

Non ci credo.

Ci credevo una volta.

Tanto tempo fa, quando come Mr Bartleboom, conservavo un diario pieno di lettere d’amore e poesie per uno sconosciuto che avrei certamente incontrato, assolutissimamente, un giorno, sulla mia strada, incrociato.

Ecco tutto.

Ci credevo davvero e no, non ci credo più, ma mi commuovo ancora quando penso che era bello, davvero bello crederci.

O forse è solo uno strato sottile di ghiaccio che si scioglie, da questo Iceberg che sono diventata, quello che stasera ha deciso di inumidirmi gli occhi.

Conscia che domani il ghiaccio tornerà, decido dunque di godermi questi piccoli attimi di malinconia solitaria, sapendo che non ho nulla da temere, che domani, musica frivola o no, stupida o no, il ghiaccio mi abbraccerà di nuovo, li a proteggermi dai piccoli fallimenti sentimentali, dalle credenze infantili, dai sogni che da tanto, non sogno più.

Chiudo gli occhi, indosso le mie cuffie in bluetooth per potermi addormentare cullata da pensieri terribilmente adolescenziali, ben consapevole che mi sveglierò domani, ed Io tornerò ad essere Me, quella musica non mi dirà più nulla e la vita tornerà a scorrere con le sue usuali, inutili quanto imperturbabili certezze.

“I Wasn’t there the moment you first learned to breathe

But I’m on my way

On my way

 

I wasn’t there the moment you got off your knees

But I’m on my way

On my way

Lay down

And come alive in all you’ve found

All you’re meant to be

 

And for now

Just wait until the morning light

And close our eyes to see

Just close your eyes to see

A tear must have formed in my eye

When you had your first kiss

But I’m on my way

On my way

 

So leave a space deep inside for everything I’ll miss

Cause I’m on my way

On my way

Lay down

And come alive in all you’ve found

All you’re meant to be

 

And for now

We’ll wait until the morning light

And close our eyes to see

Just close your eyes to see

 

And when you feel no saving grace

Well I’m on my way

On my way

 

And when you’re bound to second place

Well I’m on my way

On my way

 

So don’t believe it’s all in vain

Cause I’m on my way

On my way

The light at the end is worth the pain

Cause I’m on my way

On my way

 

I’ll be there the morning you come out in white

Cause I’m on my way

On my way”

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..ma in tutto questo viaggiare, i sogni, dove sono andati a finire?

Mi sono svegliata pensando a mio padre.

Sono passati già 5 anni, così in fretta che non so più se la tristezza che ogni tanto si affaccia sia dovuta al fatto che mi manchi, oppure semplicemente alla fila interminabile di piccole delusioni collezionate negli ultimi anni, ed il bisogno di dare un volto all’amarezza.

Ho avuto un rapporto molto complicato con mio padre, ma alla fine, proprio alla fine, ci eravamo ritrovati.

Padre e figlia, insieme, sgangherati dalla vita, o dalla genetica forse, che non ha mai reso troppo facile le nostre avventure nel mondo, per lieve eccesso di onnipotenza.

Così oggi mi piace immaginarlo un padre perfetto, che in questo momento, se fosse qui, mi farebbe sentire semplicemente la figlia più bella del mondo, la donna più intelligente dell’universo, una bambina con un grande futuro davanti.

Una volta in prima elementare la mia maestra disse a mia madre “ Questa bambina andrà lontano”.

Eravamo alle prese con i nostri primi dettati, ma io, volevo scrivere del mio. Così, un dettato sulla primavera, si trasformò in un tema sull’odore dei fiori, sulle rondini che facevo ancora fatica a riconoscere, sulle distese verdi e l’odore del prato appena tagliato del mio cortile.

Ricordo la maestra, finire una fase ed una “piccinissima me” correre da lei con il quaderno in mano per farle “la sorpresa”.

Appena provavo ad alzarmi dal banco, lei, ignara dell’impresa d’eccezione in cui mi ero avventurata, mi ripeteva “no Enrica, non è ancora finito”.

Così dopo un po’ le frasi diventarono pensieri lunghi, la mente si mise in viaggio ed io non ricordo più come sia andata a finire.

Ho imparato presto ad accettare che la vita è tutto tranne che perfetta, così come le persone, le nostre convinzioni, e a dirla tutta, anche i nostri sogni.

I sogni per loro stessa  natura dovrebbero essere perfetti, o quantomeno perfetti per noi.

Invece io una cosa l’ho capita presto, o almeno così pensavo.

Il sogno viaggia mano nella mano con l’aspettativa, e i due compagni di viaggio, dovrebbero farsi compagnia in un abbraccio inversamente proporzionale.

Io ero una bambina con grandi sogni e grandi aspettative. Vivevo di grandi delusioni.

Così piano piano, non so neanche bene come e quando sia successo, ho iniziato ad avere piccoli sogni e piccole aspettative, tali da essere accompagnati sempre da piccole delusioni.

Ma la cosa non è che proprio abbia risolto il problema, perché oggi capisco che davanti ad una grande delusione, si può reagire, si può diventare più forti.

Tante piccole delusioni, una dopo l’altra, ti logorano lentamente, ti indeboliscono, avviliscono.

Anche se con tutta la forza, con tutto l’entusiasmo, con tutto il coraggio, anche se in fila per tre col resto di due, ti sfiancano, sfiniscono.

E tu ti alzi una mattina e ti chiedi se non avresti fatto meglio ad inseguire i tuoi grandi sogni, piuttosto che piccoli traguardi.

Chi legge il blog sa che io sono una in cammino.

Chi legge il blog e mi conosce sa che il sorriso che porto spesso con me è una sfida, piuttosto che un traguardo.

…però ho una domanda a cui davvero non riesco a dare risposta: ma in tutto questo viaggiare, i miei sogni, dove sono andati a finire?

Sogno ancora?

A parte un altro piccolo sogno, quello di un allegro casale da condividere in vecchiaia con amici cari come Mario, Alessio ed i pochi altri single come me che a 70 anni avranno ancora voglia del calore dell’amicizia, tutti gli altri sogni, si sono nascosti a questo cuoricino ammaccato o sono semplicemente e definitivamente svaniti?

Io sono una dei quelle persone in cammino.

Io sono una che guarda sempre avanti.

Sono una persona fortunata, se rifletto sul mondo che mi circonda.

Sono fortunata perché le delusioni mi hanno si, stremato, ma non mi hanno privato del sorriso.

Eppure, è così difficile camminare quando non c’è una meta ed i tuoi piedi sono pieni di cicatrici.

Eppure, a volte, non avere una famiglia, pesa.

Non avere una madre che possa essere chiamata tale, pesa.

Essere lontana dall’unico fratello con cui ti puoi confrontare pesa.

Non avere un legame forte, né rapporti, con una sorella di 14 anni più piccola, pesa.

Non avere più tuo padre, l’unico forse dopo una vita di assenza avrebbe saputo, infine, dirmi una parola magica, pesa.

Così me lo immagino adesso mio padre: intento a prepararmi la pasta e fagioli, a fare i suoi 3000 upgrade al computer, a riprogettare il bagno perché io avrei tanto voluto una vasca, a sfogliare dépliant per trovare il miglior televisore possibile da regalare alla sua bambina, a confrontare le specifiche dei robot tritatutto ed assicurarsi che vi sia anche la centrifuga e che quindi il mio acquisto sia il migliore possibile, a riparare i fornelli della mia cucina a gas ( niente battute, l’arrotino non lo chiamo).

Forse solo lui stasera potrebbe farmi sentire bellissima anche con questi due kili di troppo e gli occhi stanchi per giornate davvero troppo faticose e senza sogni.

Ce l’ ho messa tutta per essere felice.

Nonostante tutto.

Nonostante “ non sia andata poi così lontano”.

E si, sono stata brava perché spesso, un po’ felice, lo sono.

Però papà, stasera, sorridimi tu, perché non sono per nulla sicura che i piccoli segni lasciati da piccole delusioni, non mi abbiamo infine e per davvero fatto smettere di sognare.

Ma anche VAFFANCULO.

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Mi fate ridere. Istericamente ridere.
Stiamo qui sui social Network  a discutere della violenza del linguaggio, dell’abbrutimento verbale di un movimento politico.
La teoria scolastica, quello fenomenologica, quella etica, quella formale, quella istituzionale.
Sono 40 anni che vi violentano. Che ci violentano e siamo stati in silenzio.
Sono 20 anni che ci calpestano, calpestano la nostri dignità, i nostri diritti, i nostri sogni.
Ci fanno violenza da almeno 20 anni, almeno gli anni che io ricordi meglio, e siamo stati a guardare. Abbiamo lasciato che chi avevamo eletto per aiutarci a non sprofondare, sparasse fuoco amico: chi doveva, o volevamo che ci proteggesse, ci sostenesse, non ha fatto nulla se non rimpinzarsi le tasche.
“ Nelle istituzioni il linguaggio dovrebbe essere diverso” certo, come quello di Violante che ci racconta pacatamente con toni sobri che Berlusconi è entrato in politica, distruggendo un paese ( lui e non solo lui) con la promessa di non toccare le sue televisioni.
Un ex-presidente del consiglio che va a mignotte, usa e abusa del suo potere un PD che neanche calendarizza la sua decadenza dopo condanna in via definitiva per FURTO AGLI ITALIANI. A voi, a te, a me, perché di questo si tratta.
Io sono incazzata.
Io sono selvaggiamente incazzata.
Vi accanite su uno che dice Boia ad un presidente che si fa cancellare le sue intercettazioni sulla trattativa Stato Mafia e nessuno va a prendere e a portare in galera un uomo delle istituzioni che ha messo le mani addosso ad una donna all’interno del parlamento.
Sono 20 anni che mi subisco Bossi, la merda sulla bandiera Italiana, il razzismo, la violenza intellettuale di questi statisti del cazzo cerebrolesi, però quando una persona onesta, diligente, ma seriamente incazzata, dice quello che poi tanta gente pensa perché esplode, perché e piena, perché gli tolgono con la “ghigliottina” anche l’ultimo strumento per fare opposizione, e bada bene, per proteggere i nostri diritti, non quelli di queste caste partitocratiche del cazzo, allora ecco che è disdicevole.
Mentono, col il sorriso, i congiuntivi a posto e mentono, mentono ogni giorno.
Avete una trave in culo, ce l’hanno messa loro, non questi ragazzi giovani, idealisti, magari un po’ sciocchi ( dovrebbero sapere bene che a loro non sono concessi errori), ma continuate a fare il loro gioco, quello dell’informazione di regime in mano ai partiti e a criticare le stupidaggini di queste persone poco esperte, che comunque, sono solletico rispetto a quello che abbiamo sentito tutti dire al nano sulla magistratura e alla lega sulle nostre istituzioni.
Fatela finita, svegliatevi. Non votate il Movimento, ma non votate chi questo paese lo ha disintegrato, chi ancora resuscita figure abbiette come quella di questa merda di Berlusconi, facendoci credere che non ci sono alternative.
Non ho mai fatto male ad una mosca, nel vero senso della parola. Spesso cammino guardando in terra per non uccidere le formiche e riesco a sentirmi in colpa per i batteri che comunque involontariamente ferisco. Ma se qualcuno mi chiede cosa farei alla Boldrini, dopo quello che ha fatto, le bugie che ha detto, io vi dico che LA RIEMPIREI DI SCHIAFFI FINO A FARLE CAPIRE QUANDO LA SUA FACCIA ASSOMIGLIA AL SUO CULO.
Lo dico, non lo farei mai, ma lo dico, mi sento meglio e come dice qualcuno..” Rivendico il mio diritto ad incazzarmi”.
La rete non sempre mi piace, c’è di tutto e non sono una fan della democrazia diretta: perché per votare, almeno la conoscenza di un po’ di storia e di senso civico li devi avere.
Ma non venitemi a dire che non posso dire parolacce perché non è intellettuale, non è civile, non è etico ed è svilente.
Siete voi con la vostra ottusità ad essere avvilenti. Voi che ancora difendete l’indifendibile e chi ve l’ha messa li, la trave, continua a mentire e non smetterà.
Sono stata ad una manifestazione in difesa della costituzione.
Eravamo una trentina. Una trentina su 60 milioni. Dove cazzo eravate?
Forse nei salotti bene, a disquisire di semantica con eruditi dell’ultim’ora trovati nelle patatine Crik Crok.

Non dovete votare Grillo se non vi piace.
Ma almeno abbiate la compiacenza e la decenza di guardare quello che stanno facendo i ragazzi del movimento in parlamento per voi.
Per voi, per me.
Due mandati e poi a casa, non sono li per fare soldi, non sono li per il potere.
Ci sono persone preparatissime, in gamba, con idee, proposte, leggi con coperture rispettabilissime. Prima di criticare il linguaggio, guardate i fatti.

Non dovete votare il movimento se non vi riconoscete nel programma, ma vi prego, non votate ancora questi ciarlatani di PD e PDL perché il vostro voto mi distruggerà la vita, più di quanto non abbia già fatto.
Ed allora non sarò più incazzata solo con loro, ma con tutti voi, e vi odierò tutti, perché sono stanca.
Stanca di convivere con un popolo di caproni che si lamenta nei salotti, che non è mai sceso in piazza, o se lo ha fatto lo ha fatto sotto il vessillo del suo aguzzino.

Io credo nella politica.
Credo anche che però, con le regole che questa gentaglia connivente si è fatta a suo piacere, non potrà mai esserci una politica sana, pulita, senza mafie in parlamento, senza condannati.
Io Voglio mandare a casa chi ha partecipato a questo scempio, ha svuotato le istituzioni del loro profondo significato di garanti dei diritti di tutti per farne il luogo del potere, del loro potere, la vacca sacra da mungere fino alla morte.
La morte di un paese, del mio paese.

DEVONO ANDARE TUTTI A CASA .

Poi, ripulito tutto da questa melma, riformate le istituzioni così che omuncoli e donnuncole di questa leva non possano più metterci dentro piede, possiamo anche riparlare di partiti e bipolarismo, di democrazia diretta o indiretta, di appropriatezza del linguaggio.

Mi hanno tolto il futuro. Non ce l’ho un futuro, vivo alla giornata, come tanti.

Ho vissuto all’estero tanto anni lontana dagli affetti, perché questo paese, dopo 12 anni di lavoro in nero ed una laurea con Lode, guadagnatami pulendo cessi, senza mai una vacanza, a vedere i giornali ai semafori, cameriera nei ristoranti fino a notte fonda, alzandomi la mattina dopo 4 ore di sonno per frequentare i corsi, ancora riteneva che non valessi abbastanza da meritare una vita dignitosa.

Non faccio un figlio perché non saprei come mantenerlo. Mi hanno tolto anche questo. Quello che di più umano a avevo, ed era mio, il diritto alla maternità, anche questo, sono riusciti a portarmi via.

Lo hanno portato via a me ed a molti voi. Tanti. Troppi.

Napolitano ha criticato il Movimento 5 stelle perché si opponeva all’indulto e all’amnistia.
Ha smesso di fare il garante ed ha fatto una dichiarazione squisitamente politica.
PER INCISO, io voglio che chi sta in galera, ci rimanga.
Io voglio che chi ha ammazzato, rubato, stuprato e ucciso, in galera, ci stia.
E’ il mio diritto ad averla, la giustizia. IO INDULTO E L’AMNISTIA NON LI VOGLIO.
Voglio carceri migliori, rieducative, ma le carceri, le voglio e voglio che chi deve pagare paghi quel che c’è da pagare.
Il capo dello stato, questo diritto, me lo deve garantire.
Me lo DEVE garantire.

Non farei del male a nessuno, neanche al più lurido di loro, ma dire VAFFANCULO, questo, nessuno può dirmi che è violento.
I violenti sono loro, lo sono quando mi tolgono il diritto di oppormi, lo sono quando manipolano l’informazione, lo sono quando non sono più garanti di imparzialità e delle istituzioni stesse. Lo sono quando mi costringono ( che sia per incapacità o convenienza poco importa) ad incontrare per strada chi dovrebbe pagare e non paga, perché qui in Italia, nel nostro bel paese, gli sconto si fanno solo ai disonesti.
E’ prassi acclarata.

INCAZZATEVI.

LEGGETEVI CHOMSKY PERDIO.

LEGGETE SANTOIDDIO. IL QUARTO POTERE, L’INFORMAZIONE NON è DALLA VOSTRA PARTE.

Il Movimento 5 stelle forse non salverà il mondo e forse non è la soluzione finale, ma allo stato dei fatti, oggi, e l’unico che nel bene e nel male fa i vostri interessi. Che ci prova.
Il Movimento 5 stelle forse non sarà la soluzione finale all’incredibile indecenza del furto di vita e di sogni che questa gente perpetra da 20, 40 anni, ma certo NON è LUI IL VOSTRO NEMICO.

IO SONO MOLTO INCAZZATA E SECONDO INCISO, se commentate ed il vostro commento non mi piace, oggi lo cancello, non perché sia fascista, ma perché ne ho piene le tasche di chi difende l’indifendibile ed attacca le fragilità degli onesti, a volte stupidi, a volte fuori luogo, ma pur sempre, ONESTI.

Non sono violenta, ne fascista, ne squadrista, ne stupratrice.

Sono solo stanca.